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Quale premessa inziale si assume che il diritto delle assicurazioni disciplina l’attività assicurativa, cioè quel complesso di rapporti che nascono da essa e che hanno per obiettivo quello di spostare la sopportazione di un rischio da un patrimonio a un altro che sia tecnicamente organizzato per fronteggiare quel rischio mediante il fondo raccolto con le contribuzioni degli assicurati. Sono pertanto elementi del rapporto assicurativo l’impresa assicuratrice, il rischio, il premio. Intendiamo elementi essenziali, nel senso che la mancanza di qualunque di essi implica l’inesistenza del rapporto assicurativo e la presenza di altra figura giuridica, come il gioco o la scommessa o altro contratto innominato. Il che è di evidenza intuitiva per il rischio e per il premio, ma è non meno certo per l’elemento impresa: infatti non vi ha industria d’assicurazione se non là dove si è elaborata metodicamente l’assunzione d’una somma di rischi omogenei tale da essere fronteggiata esattamente da una somma di premi. È nella maggior possibile precisione di queste equazioni che consiste uno degli elementi caratteristici dell’attività sistematicamente dedicata alle assicurazioni. La quale caratteristica è comune tanto alle assicurazioni esercitate da società commerciali quanto alle mutue assicuratrici.
Mediante il contratto d’assicurazione “un’impresa, costituita per l’esercizio di questi affari, si assume il rischio altrui mediante un premio anticipatamente fissato”. Se questa preventiva determinazione del premio non è avvenuta, allora si è di fronte a una mutua assicuratrice, nella quale l’ammontare del premio dipende sempre dai risultati degli esercizi annuali, appunto perché i soci della mutua fronteggiano di anno in anno coi propri conferimenti la somma dei rischi che in seno alla mutua si sono verificati.
Imperfetta è, al lume delle premesse, la definizione del codice di commercio (art. 417): “l’assicurazione è il contratto con cui l’assicuratore si obbliga, mediante un premio, a risarcire le perdite e i danni che possono derivare all’assicurato da determinati casi fortuiti o di forza maggiore, ovvero a pagare una somma di danaro secondo la durata o gli eventi di una o più persone”. Imperfetta, se non altro, perché non vi apparisce come elemento caratteristico la presenza di un’impresa assicuratrice.
Si tratta pertanto – essenzialmente – di un contratto di indennità; eccezion fatta per le assicurazioni sulla vita. Da questa premessa d’ importanza assolutamente vitale nascono conseguenze di grande rilievo: per esempio, quella per cui le cose assicurate per l’intero valore non possono essere nuovamente assicurate per lo stesso tempo e per gli stessi rischi (non varrebbe il considerare che per ciascuna assicurazione l’assicurato pagherebbe il corrispettivo del rischio sopportato dall’impresa assicuratrice, versando puntualmente i suoi premi: il precetto negativo dell’art. 426 cod. comm. nasce appunto dal considerare che il limite del diritto dell’assicurato è di veder trasferito in un altro patrimonio il rischio che colpisce il proprio, senza che il contratto possa avere per risultato un incremento patrimoniale conseguente al verificarsi del sinistro: fra indennità e incremento esiste un’antinomia irriducibile); per esempio ancora, deriva da quel fondamentale presupposto la conseguenza ulteriore che se il primo contratto non copre l’intero valore delle cose assicurate, gli assicuratori posteriori rispondono per il valore residuo secondo l’ordine di data dei contratti, mentre la legge aggiunge a questo riguardo (art. 427 cod. comm.) che tutte le assicurazioni contratte nello stesso giorno si reputano contemporanee, e sono valide sino alla concorrenza del valore intero, in proporzione della somma assicurata da ciascuna di esse; anche si ricollega a quel presupposto il precetto legislativo per cui l’assicurazione è nulla se l’assicuratore e l’assicurato (o lo stipulante) conoscevano la mancanza o la cessazione dei rischi o l’avvenimento del danno: mancherebbe per l’appunto di causa quel contratto di assicurazione nel quale l’intenzione dei contraenti non si dirigesse verso il risultato di un’indennità.
Il contratto di assicurazione è un contratto sinallagmatico, aleatorio, unico nonostante la pluralità dei periodi eguali in cui per avventura si divida, d’esecuzione continuativa.
Sinallagmatico: e infatti non una parte sola, ma ambedue le parti assumono obblighi reciproci, incombendo sull’assicurato l’obbligo di pagare il premio e sulla compagnia assicuratrice quello di versare la somma assicurata o la somma corrispondente all’indennità per il sinistro. Che se accade nelle assicurazioni sulla vita che l’assicurato si trovi ad avere limitata la propria obbligazione al solo pagamento del premio del primo anno (il che val quanto dire che l’assicurato può dopo il primo anno sciogliersi liberamente dal contratto) ciò rappresenta una modalità dell’affare, consentanea alla particolare struttura dell’assicurazione sulla vita, ma non toglie il requisito costante della bilateralità.
Aleatorio: infatti, tale è il contratto allorquando “per ambedue i contraenti o per l’uno di essi il vantaggio dipende da un avvenimento incerto” (art. 1102 cod. civ.). È questo medesimo testo del codice civile che nel suo capoverso richiama a mo’ d’esempio, oltre il prestito a tutto rischio, oltre il gioco, la scommessa e il contratto vitalizio, anche il nostro contratto. Né la testuale disposizione della legge, “avvenimento incerto”, fa mancare il requisito dell’aleatorietà al contratto di assicurazione sulla vita, a motivo della certezza dell’evento “morte”. A parte infatti le forme varie di assicurazione nelle quali l’evento non è rappresentato dalla morte ma dalla sopravvivenza, sta di fatto che basta l’incertezza del termine in cui l’evento contemplato si verificherà, per giustificare la presenza dell’alea.
Unico: unico esso è infatti per tutta la sua durata ancorché diviso in termini periodici. Questa suddivisione non tocca l’essenza del contratto, ma semplicemente rappresenta una modalità che agevola il pagamento del premio.
Di esecuzione continuata: e ciò nel senso che in ciascun momento della sua vita l’impresa ha, verso i suoi contraenti, l’obbligazione di mantenere un patrimonio idoneo al puntuale versamento delle somme assicurate. Si tratta d’un vero e proprio diritto degli assicurati a questa continuativa, costante efficienza del patrimonio della compagnia assicuratrice. Si ricollega a questa esigenza la norma per cui l’assicurato ha diritto di chiedere lo scioglimento del contratto oppure la prestazione di una cauzione, non già soltanto quando l’assicuratore fallisce, ma anche quando esso si mette in liquidazione (art. 433 cod. comm.). Questa è una norma peculiare per le assicurazioni. Per qualunque altra impresa, la messa in liquidazione in sé e per sé non autorizza certo simili pretese da parte dell’altro contraente: ma qui, appunto perché la liquidazione inaridisce quella fonte di alimentazione del fondo premî a cui s’affida disposizione della legge.
L’assicurazione deve avere un oggetto lecito; non potrebbero certo essere assicurate le merci che costituiscono oggetto di contrabbando vietato dalle leggi dello stato. Appartiene alla disciplina di questo stesso requisito lo stabilire fino a qual punto possano essere oggetto di assicurazione le conseguenze di un agire irregolare e dannoso della persona assicurata o dei suoi dipendenti. Se è lecito assicurarsi contro le conseguenze della propria imperizia o quella dei propri dipendenti, in sostanza contro le conseguenze di fatti o di stati colposi, però è certo che non formerebbe valido oggetto di un contratto di assicurazione l’indennità per il proprio agire doloso o così gravemente colposo da doversi equiparare a quello. Il diritto obiettivo non consente che possa preordinarsi la formazione di diritti soggettivi in dipendenza della volontaria violazione dei precetti giuridici.
Quanto alle persone che partecipano al contratto di assicurazione è da porre in primo luogo l’assicuratore. Esso può essere persona singola o può essere un’unione di persone; ma questo è puramente teorico. Se in astratto può concepirsi l’esercizio dell’impresa assicuratrice da parte di una persona singola, in pratica invece, per la vastità dei mezzi specialmente finanziari che sono assolutamente necessari a causa dell’estensione territoriale a cui si riferiscono i rischi, e soprattutto del vasto periodo di tempo a cui deve riferirsi l’esercizio dell’assicurazione, è normale e anzi necessaria la presenza di una persona collettiva e più precisamente d’una società anonima.
Quanto all’unione delle persone, essa può dar luogo alle società commerciali come alle mutue assicuratrici. Come si esprime lo stesso codice di commercio (art. 239), l’associazione di mutua assicurazione ha per scopo di dividere fra gli associati i danni cagionati dai rischi che sono oggetto della assicurazione. Basta questa definizione per giustificare (v. sopra) come nelle mutue non ci sia un premio fisso determinato a priori. È però da notarsi come esista la tendenza a creare qualcosa di analogo al premio fisso: ma ciò al solo scopo di evitare sorprese, discontinuità, sbalzi repentini in seno alla mutua (mediante la formazione di riserve per fronteggiare l’imprevisto). Va da sé che simili provvedimenti di difesa economica puramente interni non tolgono menomamente il carattere peculiare della mutua. Indifferente è alla mutua, nella quale dunque gli associati sono a un tempo assicuratori e assicurati, che la ripartizione proporzionale dei carichi attivi e passivi fra soci avvenga sotto forma di richiamo e raccolta di quote, oppure di diminuzione proporzionale dell’indennità dovuta ai colpiti dal sinistro, o infine mediante la combinazione di questi due procedimenti.
È assicurato colui nel cui nome il contratto di assicurazione è stato stipulato. La stipulazione può avvenire direttamente fra lui e la compagnia, oppure egli può agire mediante mandatario, o finalmente mediante commissionario. In quest’ultima ipotesi è da rilevare che se ben si applica al caso la nozione giuridica del commissionario nel senso che costui assume sopra di sé e per conto altrui gli obblighi derivanti dal contratto, vi ha però una differenza, cioè che dopo il sinistro non è più il commissionario che tratta, ma è l’assicurato che deve necessariamente scoprirsi. Una serie di disposizioni esige e regola la conoscenza dell’assicurato da parte dell’assicuratore, sia nel caso che all’assicurato possano addebitarsi false o reticenti dichiarazioni, sia in quello di sopraggiunti aggravamenti del rischio, sia nel caso che si voglia far valere la negletta custodia delle cose assicurate e via discorrendo.
Gli agenti delle assicurazioni – Tali sono, in genere, tutti coloro che procacciano o stipulano a favore o per conto di un’impresa contratti di assicurazione. Possono agire per conto proprio, val quanto dire esercitando in forma autonoma il commercio di procurare contratti di assicurazione, oppure possono essere in modo continuativo alle dipendenze di una compagnia di assicurazione con tutti gli attributi che sono caratteristici degli impiegati. Altra distinzione utile a farsi è quella fra gli agenti che stipulano e gli agenti che fanno semplice opera d’interposizione, cioè d’avvicinamento degli assicurati alle imprese. Merita attenzione il fenomeno che praticamente accompagna con caratteri d’innegabile imponenza l’attività degli agenti d’assicurazioni, cioè di quelli che s’interpongono per procurare la stipulazione di affari di assicurazione: costoro, cioè, vengono dal pubblico considerati come i procuratori delle rispettive compagnie, talchè l’assicurato crede di essere coperto di fronte all’assicuratore, allorquando l’agente gli dà delle assicurazioni, gli spiega delle condizioni incomprese, gli risolve dei quesiti, ecc., mentre per converso le compagnie preferiscono in simili casi tenersi sul terreno del codice civile e tendono a non rispondere dei fatti e delle dichiarazioni di un agente al quale essi non hanno conferito i necessari poteri. L’antitesi che così viene a crearsi, con effetti pratici d’innegabile rilievo, da qualche moderna legislazione (p. es. la tedesca) è risolta con l’adozione d’una via di mezzo: cioè in via di massima trovano applicazione le prescrizioni del codice civile, e ad es. la notizia che abbia l’agente di una rilevante circostanza non è assimilata alla notizia che ne abbia l’assicuratore; peraltro la legge riconosce certe eccezioni, e in ogni preposizione di agente sono contenute ex lege determinate facoltà (opponibilità di certe dichiarazioni, ricezione di premi quando l’agente è nel possesso di un conto premi emesso dall’assicuratore, ecc.). Tutte le altre dichiarazioni o tutti gli altri fatti dell’agente non sono vincolativi per l’assicuratore, il che però non toglie che egli debba rispondere per il danno che ne è derivato all’assicurato secondo il paragrafo 831 del codice civile germanico.
Quanto alla stipulazione del contratto, in via di principio il modo della formazione è quello descritto in termini generali dall’art. 36 cod. comm. (perfezione del contratto fra assenti col giungere dell’accettazione a notizia del proponente nel termine da lui stabilito o nel termine ordinariamente necessario, ecc.).
Poiché peraltro non può essere posta in dubbio la facoltà dei contraenti di subordinare a ulteriori condizioni l’efficacia del negozio, è da riconoscere validità alle clausole di polizza in virtù delle quali, ad es., il contratto non è perfetto finché la polizza non è consegnata e finché il primo premio non è pagato.Anche giova aver presente che la compagnia ha il dovere, a tenore dei principi generali, e in virtù della particolare natura del contratto de quo, di non frapporre eccessivo indugio alla risposta di accettazione, perché l’assicurando può essere in questo frattempo colpito dal sinistro.
Il contratto di assicurazione è esente da forme. Ciò basta perché la polizza trovi il suo posto nella categoria dei documenti probatori, non già in quella delle scritture costitutive. Che però l’assicurazione sia esente da forme legali, non toglie che essa possa essere – come è nella pratica costante – un contratto formale per volontà delle parti. In tale ipotesi, è chiaro, le dichiarazioni che le parti si scambiano non hanno il valore della proposta e dell’accettazione in senso tecnico, perché là dove è stabilito che con la sottoscrizione della polizza debba ritenersi venire in vita il contratto, le dichiarazioni che precedono una simile documentazione sono giuridicamente prive di efficacia.
Quanto al suo contenuto, il contratto di assicurazione ha degli elementi legalmente essenziali. Tali sono:
1. la determinazione del rischio contro il quale l’assicurato intende difendersi. Il rischio è generalmente definito siccome “un avvenimento futuro e incerto per entrambi i contraenti, onde la obbligazione di risarcimento assunta dall’assicuratore è per necessità subordinata alla condizione che quell’avvenimento succeda”.
Quanto alle categorie dei rischi, esse implicano le specie seguenti di assicurazioni contro i danni:
a) assicurazione contro l’insolvibilità del debitore. Nel sistema della nostra legge, se il creditore ha fatto assicurare la solvibilità del suo debitore esiste il diritto nell’assicuratore, prima di pagare la somma assicurata, di esigere che il debitore venga escusso secondo le disposizioni degli articoli 1908, 1909 e 1910 cod. civ. (art. 440 cod. comm.);
b) assicurazione contro i danni del fuoco. Essa comprende tutti i danni cagionati dall’incendio prodotto da qualsiasi causa, esclusa quella dipendente da colpa grave imputabile personalmente all’assicurato, ed esclusi i casi indicati nell’ultimo capoverso dell’art. 434 (danni per rischi di guerra e danni per sollevazioni popolari). Essa comprende altresì i danni derivati da difetto dell’edificio assicurato, ancorché non denunciato, a meno che non si provi la conoscenza che l’assicurato ne avesse nel momento della stipulazione. Sono parificati poi ai danni d’incendio, se non vi è convenzione contraria, i danni derivati alle cose assicurate dall’incendio avvenuto in altro prossimo edificio o dai mezzi impiegati per arrestare o per estinguere l’incendio; le perdite e i danni avvenuti per qualunque causa durante il trasporto delle cose assicurate eseguito allo scopo di sottrarle ai danni dell’incendio; i danni derivati dalla demolizione dell’edificio assicurato eseguita allo scopo di impedire o di arrestare l’incendio; i danni prodotti dall’azione del fulmine, dalle esplosioni o altri simili accidenti, ancorché non ne sia derivato incendio. Quanto alla valutazione dei danni prodotti dall’incendio d’un edificio, secondo la nostra legge essi vanno determinati in base al confronto del valore che l’edificio aveva prima del sinistro con il valore di ciò che resta dopo l’incendio (articoli 441-444 cod. comm.);
c) assicurazione contro il rischio locativo e contro il rischio del ricorso dei vicini. È noto che per l’art. 1589 cod. civ. il conduttore è obbligato per l’incendio quando non riesca a provare che esso è derivato da caso fortuito o forza maggiore o difetto di costruzione, o si è verificato nonostante la diligenza solita ad usarsi da ogni accurato padre di famiglia; oppure non provi che il fuoco si è comunicato da una casa o da un fondo vicino. Non c’è dubbio sulla gravità della situazione creata dalla legge a carico del conduttore mediante questa presunzione, che rovescia l’onere della prova: ora, contro tale responsabilità egli può coprirsi mediante assicurazione. Allo stesso modo, egli può assicurarsi contro il rischio del ricorso dei vicini, cioè per l’ipotesi che i vicini agiscano contro di lui asserendo essere provenuto a loro l’incendio dalla casa di esso conduttore. Nell’una ipotesi e nell’altra la legge ha stabilito (art. 445) che l’assicuratore risponda soltanto dei danni materiali che sono conseguenza immediata e diretta del sinistro (disposizione quest’ultima che è stata sollecitata dal desiderio di stimolare la iniziativa e l’alacrità dell’inquilino);
d) assicurazione dei prodotti del suolo. Essendosi già rilevato che l’assicurazione è essenzialmente un contratto d’indennità, con ciò stesso è stato posto il principio che non possono assicurarsi profitti puramente sperati, perché non può essere colpito da rischio ciò che ancora non esiste. Ora, è stabilita un’eccezione a codesto principio per i prodotti del suolo (art. 446), in ordine ai quali il risarcimento dovuto dall’assicuratore si determina secondo il valore che i prodotti avrebbero avuto al tempo della loro maturità (o al tempo in cui ordinariamente si raccolgono) se il sinistro non fosse avvenuto. Ben s’intende, dalla somma così ottenuta andrebbero dedotte tutte le spese di coltura che avrebbero gravato il prezzo lordo del prodotto;
e) assicurazione contro i rischi dei trasporti terrestri (articoli 447-48 cod. comm.). Il legislatore fu indotto anche qui a introdurre un’eccezione al principio sopra richiamato, in ragione della sempre più intensa attività dei trasporti di prodotti manufatti in lontani paesi. L’assicurazione delle cose trasportate può avere per oggetto il valore di esse con le spese occorrenti sino al luogo di destinazione, e altresì il profitto sperato per il maggior prezzo che esse sono destinate ad avere nel luogo medesimo. Se il profitto sperato non è distintamente valutato nella polizza, esso non è compreso nella assicurazione.
Dallo svolgimento del rapporto d’assicurazione – Durante il corso dell’assicurazione sono possibili mutamenti delle condizioni di fatto e di diritto vigenti al momento della stipulazione del contratto:
1. la più importante delle alterazioni riguarda i coefficienti del rischio, al quale riguardo è diritto vigente che:
a) l’assicurato non deve né direttamente né indirettamente determinare un aggravamento del rischio;
b) l’assicurato, saputo appena dell’aggravamento sopraggiunto, deve denunciarlo. Se non lo fa, l’assicuratore ha il diritto, a seconda dei casi, e cioè a seconda dell’intensità dell’aggravamento stesso, anche di ritenersi liberato;
2. una seconda alterazione dei presupposti del contratto è rappresentata dalla sopraggiunta insolvenza di una delle parti. È stabilito nell’art. 433, in relazione alla duplice ipotesi di fallimento dell’assicurato e di fallimento dell’assicuratore, che se l’assicurato fallisce quando il rischio non è ancora finito e l’assicuratore non ha riscosso il premio, questi può chiedere cauzione oppure lo scioglimento del contratto; mentre analogo diritto compete all’assicurato per il caso di fallimento o messa in liquidazione dell’assicuratore.
Per quanto concerne la fine del rapporto assicurativo, va notato che essa può verificarsi per decorrenza del termine espressamente prefisso, oppure per cessazione del rischio (viaggio, esposizione, guerra, ecc.). Non è invece motivo di cessazione del rapporto, in sé e per sé, il verificarsi del sinistro, a meno che esso non abbia determinato la sparizione della cosa assicurata (ed eccezion fatta, naturalmente, per le assicurazioni sulla vita).
Del pagamento dei premi in particolare – Per ciò che riflette il tempo del pagamento, il premio può essere pagato o immediatamente o periodicamente, cioè in più frazioni eguali. Comunque, anticipatamente; di che si adduce la vera ragione quando si dice che il premio deve formare con l’aumento degli interessi composti il fondo da cui l’impresa trae i capitali assicurati alle rispettive scadenze. Se il premio non è pagato in tempo, le sanzioni sono, di solito, assai più severe di quelle che ordinariamente accompagnano la mora del debitore. Le polizze sogliono o includere la clausola dello scioglimento ipso iure, o dichiarare che per il tempo della mora rimane sospeso l’effetto dell’assicurazione rispetto all’assicurato. Costui è dunque scoperto del rischio se nel frattempo si verifica il sinistro. Naturalmente quest’ultima conseguenza può verificarsi soltanto per il mancato pagamento dei premi successivi al primo: quando il mancato pagamento si riferisce al primo premio dell’assicurazione, secondo clausole di polizza universalmente adottate, e che abbiamo già esaminate, l’assicurazione non ha nemmeno conseguito efficacia giuridica.
Trasferimento dei diritti e dei doveri derivanti dal rapporto di assicurazione – Conviene a tale riguardo aver presente che di per sé l’alienazione delle cose assicurate non implica che i diritti e le obbligazioni del precedente proprietario si trasferiscano nell’acquirente: così l’art. 439 cod. comm., che fa salvo espressamente il patto contrario. La disposizione del codice è ovvia, perché non si può imporre all’assicuratore, indottosi per avventura alla stipulazione in vista delle qualità personali del contraente, l’accettazione d’un altro e diverso debitore.
Le ipotesi di trasferimento dei diritti possono così raggrupparsi:
a) Il sinistro può essere stato provocato dallo stesso assicurato. In quanto egli abbia agito con dolo o con grave colpa, l’assicuratore è libero dal debito della prestazione anche nei casi in cui l’assicurazione cadeva sulle stesse conseguenze della colpa.
b) Nelle assicurazioni contro i danni il sinistro deve avere determinato un danno patrimoniale. È a questo punto che nascono gravi difficoltà per la disciplina della causalità fra sinistro e danno: difficoltà che si accrescono per il regolamento della con-causalità. Quando l’assicuratore ha assunto un determinato rischio, egli ha diritto di far determinare quali fatti o stati hanno concorso nella determinazione del sinistro, per sceverare dagli altri il coefficiente di causalità che è coperto dalla polizza e non dover pagare per un sinistro di cui non ha assunto il rischio.
c) È normale che l’assicurato debba dare all’assicuratore la immediata notizia del sinistro. Stabilisce l’art. 436 cod. comm. che debba l’assicurato dare la notizia del sinistro entro tre giorni da che esso si è verificato o da che egli ne ha avuto conoscenza. La ragione della norma è ovvia, perché è di sommo interesse per l’assicuratore poter operare accertamenti e controlli circa le cause e l’estensione del sinistro nel momento più vicino possibile all’evento medesimo. Del pari, l’assicurato ha l’obbligo giuridico di adoperarsi le cause: “deve inoltre fare (art. 436) quanto sia in lui per evitare o diminuire i danni”. Obbligazione questa che nasce da un elementare dovere di buona fede e che è connaturale al contratto di assicurazione.
Allo stesso modo come l’assicurato si adopererebbe per limitare il danno quando dovesse in definitiva sopportarne egli medesimo le integrali conseguenze, così egli deve analogamente operare se sia coperto da polizza. Sarebbe antisociale e immorale comportamento quello di chi abbandonasse all’azione distruttiva le cose proprie solo per la presenza di un contratto che fa ripercuotere in altri il danno del sinistro.Allo stesso modo si spiega l’obbligo di veridica dichiarazione del danno: è principio fondamentale che l’assicurazione non deve essere sfruttata come una fonte di lucro. Nelle polizze si trovano severe prescrizioni per il caso di dolosa esagerazione del danno: è da riconoscere la piena efficacia delle clausole relative.
d) L’assicuratore deve, come si è accennato poc’anzi, l’ammontare dell’indennità ordinariamente in denaro. Eccezionalmente può essere oggetto della sua prestazione la restaurazione o ricostruzione dell’oggetto colpito o distrutto. Il risarcimento del danno dovuto dall’assicuratore si determina secondo il valore che le cose assicurate avevano al tempo del sinistro. In caso di danno totale non vi ha certo bisogno di valutazione, a meno che originariamente sia mancata la pattuizione della somma corrispondente, oppure se questa sia stata superiore al valore delle cose assicurate. Invece, è sempre necessaria la stima quando il danno è soltanto parziale. Se l’assicurazione non copriva che una parte del valore della cosa assicurata, l’assicurato sostiene una parte proporzionale dei danni e delle perdite (art. 425).
e) Quanto alla prescrizione, si è già accennato che le azioni derivanti dal contratto d’assicurazione si prescrivono col decorso di un anno; questo termine decorre dal momento in cui avviene il fatto da cui deriva l’azione (art. 924 codice commerciale, primo e ultimo capoverso).
Assicurazioni contro i danni
 
Assicurazione contro i danni d’incendio – È diretta al risarcimento dei danni prodotti dall’incendio a oggetti, merci, case, stabilimenti, beni patrimoniali, ecc.
L’incendio è, in generale, fenomeno nettamente fortuito e, se la sua frequenza, entro certi limiti e rispetto a determinate classi di rischio, presenta nel tempo una certa stabilità, le circostanze nelle quali l’incendio agisce sono tanto diverse da rendere improbo, e forse inefficace, uno scrupoloso esame matematico, tendente a costruire schemi teorici ai quali riferire i casi della pratica, in modo analogo a quanto invece si può fare nelle assicurazioni sulla vita con l’uso delle tavole di sopravvivenza. Il rischio inoltre è uniforme e il sistema finanziario dell’impresa non esige la creazione di riserve matematiche. Un esercizio è indipendente dagli altri e in ciascuno le imprese hanno sufficiente massa di rischi, per numero e per ampiezza, da poter fare affidamento sul principio della media annuale. Sono affidate all’intuito e all’esperienza dei dirigenti le regole e le disposizioni per l’assunzione dei contratti, la limitazione dei rischi e la liquidazione dei danni.
L’incendio si manifesta e si propaga; alla frequenza dell’incendio si aggiungono come elementi del fenomeno l’intensità e la velocità di propagazione, le quali dipendono, essenzialmente, dalla natura del rischio. In generale gli incendi producono danni parziali, essendo limitato il numero dei casi in cui si verifica la distruzione completa degli oggetti e degli enti assicurati.
Il rischio d’incendio non è omogeneo che in rare occasioni, esso risulta quasi sempre composto di elementi che presentano diversità di resistenza e di permeabilità, e che, in caso di incendio, influiscono vicendevolmente, gli uni sugli altri, a determinare, in misura più o meno grande, l’ampiezza dei danni. Così i fabbricati influiscono sul rischio delle cose mobili, merci, macchine, in essi contenute, e le cose influiscono a loro volta sul rischio dei fabbricati che le contengono. Inoltre un rischio qualunque subisce l’influenza di altri rischi contigui o vicini.
Procedimenti tecnici rigorosi, sebbene sostenuti autorevolmente, non furono mai ammessi in pratica negli ambienti assicurativi, ove statistiche compilate in modo semplice e sommario, sono ritenute sufficienti a mettere in rilievo i risultati industriali e a suggerire le opportune modificazioni da introdursi per disciplinare meglio la classificazione e la valutazione dei rischi.
Assicurazione contro gli infortuni e le malattie – Nel campo delle imprese private le assicurazioni infortuni sono distinte nelle seguenti classi:
1. Assicurazioni di persone contro i danni prodotti da disgrazie accidentali o da malattie. Questo secondo ramo potrebbe essere considerato insieme alle assicurazioni sulla vita.
2. Assicurazioni di proprietà e di beni personali, anche non materiali, contro i danni prodotti da eventi fortemente dannosi quali, ad esempio, i furti, la rottura dei cristalli e dei vetri, l’infedeltà dei dipendenti. A questa classe appartengono numerose forme, alcune delle quali, per il loro carattere eccezionale e anche per la loro stranezza, non potrebbero essere accettate da tutte le ordinarie compagnie di assicurazione.
3. Assicurazioni di responsabilità civile per garantire all’assicurato il rimborso dei risarcimenti pecuniarî, che egli, come civilmente responsabile a termine di legge, dovesse pagare per danni arrecati a persone e a cose in conseguenza di un evento accidentale, imputabile a lui stesso o ai suoi dipendenti, e connesso al rischio considerato dall’assicurazione.
I contratti o polizze di assicurazione possono riguardare forme singole delle tre classi indicate o combinazioni delle forme stesse.
Assicurazioni trasporti – L’assicurazione trasporti, in tesi generale, comprende tutte le assicurazioni contro le perdite e i danni che colpiscono le merci e i mezzi di trasporto; ma in pratica, per ragioni diverse, le assicurazioni trasporti per via di mare sono considerate separatamente dalle altre riguardanti trasporti per via di terra e di acque continentali.
Assicurazioni agricole
a) Assicurazione contro i danni della grandine. Questa assicurazione ha per oggetto il risarcimento dei danni materiali cagionati dalla percossa della grandine alla quantità di prodotti campestri ottenibili nell’annata da determinati terreni. È un’assicurazione di utile sperato, poiché il risarcimento dovuto all’assicurato si determina secondo il valore che i prodotti avrebbero avuto al termine della loro maturità.
b) Assicurazione contro la mortalità del bestiame. Ha lo scopo di riparare, mediante risarcimento, il danno derivante ai proprietari di bestiame dal fatto che questo, in seguito a malattie o infortuni, muoia o debba essere abbattuto, o perda del suo valore. Si estende in generale al grosso bestiame (animali equini e bovini) e al bestiame minuto (animali suini, ovini e caprini).
Assicurazioni di credito – Sotto la denominazione di assicurazione di credito o contro l’insolvibilità del debitore sono comprese molteplici forme che contengono differenze notevoli, sia tecniche, sia economiche. Alcune riguardano il credito interno e altre il credito estero o più precisamente il commercio d’esportazione all’estero.
Fonte: Treccani.it 

È utile sapere che…

Alcune nozioni utili per capire come il perito di parte opera nel tuo interesse.