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L’assicurazione in Italia (Allora come oggi)
In Italia la nascita delle compagnie assicuratrici fu altrettanto precoce, ma non altrettanto rapido e tumultuoso ne fu lo sviluppo. Nel XVIII sec. l’Italia attraversava un periodo non felice sia sul piano politico, sia su quello economico. Dal punto di vista politico, il nostro Paese nella prima metà del Settecento era diviso in molti Stati, deboli militarmente e politicamente, quando non apertamente satelliti delle grandi potenze (Inghilterra, Francia ed Austria innanzitutto), per lo più retti da una classe dirigente reazionaria e retriva. Aggiungasi che il Mezzogiorno solo da poco si era affrancato dalla condizione di Vicereame della corona spagnola (nel 1734, trono di Carlo III di Borbone), dalla quale era stato fatto oggetto di una secolare politica di rapina e sfruttamento coloniale; il Ducato di Savoia era provato dalle lunghe guerre per l’espansione verso ovest; la Repubblica Veneta aveva ormai visto da tempo ridurre il proprio raggio d’azione in Oriente, ed i commerci erano da anni in fase di inarrestabile recessione. La rivoluzione industriale era di là da venire, mentre le attività commerciali ed economiche erano quasi esclusivo appannaggio degli artigiani, gelosi custodi di una tradizione secolare; la concorrenza era spenta o soffocata da una miriade di dazi protettivi. Inoltre le guerre napoleoniche – tra il 1799 ed il 1811 – contribuirono alla riduzione della produzione agricola, e la diffusa povertà provocò nel secolo successivo una caduta pressoché continua dei prezzi tra il 1809 ed il 1850. Non deve quindi stupire se da noi le prime compagnie assicuratrici di dimensioni ragguardevoli nacquero molto più tardi rispetto all’Inghilterra ed alla Francia.

Un primo tentativo fu compiuto a Venezia nel 1681, ma si risolse in un nulla di fatto. Le prime società assicurative effettivamente operante in Italia furono compagnia genovesi. Una di queste società si chiamava Compagnia generale delle assicurazioni marittime. Di seguito Napoli, Venezia Trieste e via dicendo

L’industria assicurativa
Con la nascita delle società assicuratrici si aggiunse alle esperienze precedenti l’ultimo tassello mancante per lo sviluppo dell’assicurazione moderna, e cioè l’idea che l’“atto” assicurativo (il contratto) dovesse necessariamente essere collegato con “attività” assicurativa. Solo con la nascita delle compagnie si capì che il costo del singolo atto assicurativo andava valutato in una con tutti gli atti analoghi stipulati dal medesimo assicuratore, e che la stipula di un elevatissimo numero di contratti consente agevolmente di ripartire il costo dei sinistri sui premi pagati dagli assicurati che non abbiano subito danni. Anche in Italia col codice di commercio del 1882 vennero dettate per la prima volta norme sull’assicurazione in generale (art. 417 e ss. cod. comm.).

La prima tappa di questa evoluzione fu la l. 4 aprile 1912 n. 305, con la quale venne costituito l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA), ente pubblico cui venne attribuito il monopolio nell’esercizio delle assicurazioni nel ramo vita. Tale monopolio in realtà non divenne mai operativo: dal 1912 al 1922, secondo quanto previsto dalla legge stessa, fu infatti consentita la prosecuzione dell’attività assicurativa nel ramo vita alle società che l’avessero esercitata in precedenza, sia pure previa autorizzazione amministrativa; successivamente al 1922, lo Stato rinunciò alle tentazioni monopolistiche, e conservò definitivamente il regime transitorio, e cioè la possibilità per gli assicuratori privati di stipulare polizze vita, previa autorizzazione amministrativa e con obbligo di cessione all’INA di una quota parte – variabile dal 10 al 40% – di ciascun rischio assunto per le operazioni che costituivano il portafoglio italiano. La l. 305 del 1912, pur avendo creato l’INA e “rivoluzionato” il mercato assicurativo, aveva tuttavia lasciato insoluto il problema della disciplina dell’attività assicurativa, che almeno nel ramo danni era di fatto libera da qualsiasi controllo o vigilanza. Tale lacuna venne colmata dal r.d.l. 29 aprile 1923 n. 966, approvato con r.d. 4 gennaio 1925 n. 63.

Con questo blocco normativo, per la prima volta, vennero dettate norme organiche sulla disciplina dell’attività assicurativa, ed in particolare: il divieto di esercizio per le persone fisiche; l’obbligo di preventiva autorizzazione amministrativa; l’obbligo di costituire e garantite particolari riserve matematiche; l’obbligo di gestire separatamente il ramo danni dagli altri; la previsione di controlli amministrativi e sanzioni per le imprese inadempienti. Da qui l’attività assicurativa costituisce nel suo complesso attuazione di un interesse pubblico, e dunque non può essere svolta quomodolibet, ma deve attenersi a rigorose regole di gestione e di amministrazione. Il terzo step del nostro legislatore verso la costruzione del diritto delle assicurazioni attuale fu l’emanazione del codice civile del 1942. Infine, il testo unico approvato con d.p.r. 13.2.1959 n. 449, riunì in un corpus organico tutte le norme sull’esercizio dell’attività assicurativa. Dagli anni ’60, in poi, il diritto italiano delle assicurazioni conosce ulteriori assestamenti e varie innovazioni: l’ultima puntata è rappresentata dal codice delle assicurazioni private, approvato col d.lg. 21.9.2005 n. 209, in vigore dal 1° gennaio 2006.

Fonte: dirittoAssicurativo.it 

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