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Evento atmosferico, allagamento e esclusione “formazione di ruscelli”.

Definizione e applicazione.

Ritorniamo sull’argomento proposto in precedenza, a quanto sembra, a vedere le ultimissime della Cassazione (la sentenza n. 9383 del 10 maggio scorso), non a sufficienza, e riguardante i fenomeni di evento atmosferico, che rappresentano una tipologia di danni oggetto della prestazione assicurativa che pone qualche problema di delimitazione dell’area di copertura. In modo particolare intendiamo soffermarci ancora sui fenomeni di accumulo d’acqua, questa volta consistenti nella c.d. “formazione di ruscelli”, tutti derivanti da perturbazioni atmosferiche intense con coinvolgimento di pluralità di enti e, sul piano contrattuale, ai criteri di applicazione delle norme del codice civile sull’interpretazione dei contratti.

Un’azienda commerciale del napoletano subiva danni considerevoli alle parti interne del fabbricato e alle merci contenute, in conseguenza dell’allagamento originato dalle precipitazioni di un violento nubifragio: nella fattispecie i danni erano occasionati dalla invasione di acqua piovana nei locali commerciali della società assicurata, invasione dovuta alla rottura, a causa della violenza dell’acqua, dei serramenti di chiusura della botola di aerazione del locale seminterrato e rottura della saracinesca al piano terra: la pendenza della strada aveva determinato l’accumulo e il ruscellamento dell’acqua nell’angolo tra il marciapiede e il muro perimetrale del fabbricato dove si trovava il locale occupato dalla ditta assicurata.
Dopo svolgimento della perizia contrattuale che accertava entità e quantum dei danni, la compagnia costituitasi in giudizio eccepiva la non operatività della garanzia a motivo della ricorrenza di un’ipotesi di esclusione, data dall’accumulo di acqua esterna. Rigettata la domanda di condanna all’indennizzo in primo grado, l’assicurata ancora non soddisfatta nella procedura d’appello, propone ricorso in Cassazione sulla base di tre motivi riassunti da quest’ultima per connessione delle questioni in un unico.La sentenza riportata quindi stabilisce e conferma l’orientamento giurisprudenziale esistente sulle regole di interpretazione dei contratti e rispetto di quei principi logici fondamentali che la devono sostenere, e risultano invece esser stati violati dai giudici dei due gradi precedenti del giudizio.

La Suprema Corte apre con una distinzione concettuale tra le clausole contrattuali:

1. clausole limitative della colpa o dell’inadempimento;

2. clausole di esclusione del rischio;

3. clausole di specificazione del rischio.

Le prime due specie, in quanto vessatorie richiedono una specifica approvazione scritta, la terza specie, ed è di questa che stiamo trattando nel caso in questione, identifica il rischio garantito in quanto ne specifica la natura e l’eziologia, senza limitare la responsabilità.

Circoscritto il problema, si passa alla critica della formulazione dell’articolo di polizza sulla garanzia in esame, che risulta contravvenire nel suo insieme agli obblighi che impongono il rispetto della chiarezza nella redazione, quindi alla critica della locuzione atecnica adottata nel testo di polizza – “formazione di ruscelli”.
La Corte d’Appello proponeva una definizione della locuzione di tipo estensivo: “flusso abbondante di acqua” – che viene giudicata errata.La Corte di Cassazione adotta una definizione lessicografica che fornisce il significato proprio dei termini impiegati: “piccolo corso d’acqua” (è facile scorgere un richiamo al primato dell’interpretazione letterale); << non è corretto leggere quel termine come riferito ad un flusso abbondante di acqua piovana >>.
Sul piano della ricostruzione dei fatti, rimane che già la Corte d’Appello aveva stabilito l’esistenza di un collegamento tra il fenomeno di accumulo dell’acqua e il violento nubifragio: potremmo dire che i due eventi sono talmente uniti nell’esperienza empirica da generare sul piano della ricostruzione giuridica dei fatti un’unica fattispecie a formazione progressiva, e lo spezzettamento di essa costituirebbe senza dubbio un errore logico: << E’ nozione di comune esperienza, del resto, che un grave fenomeno pluviale (…) può danneggiare gli immobili sia dall’alto, cioè distruggendo tetti, finestre e quant’altro, sia dal basso, cioè determinando un accumulo d’acqua che invade i locali, specie quelli situati al piano terreno o nei seminterrati; ed è evidente che una simile invasione dei piani bassi è determinata dalla formazione di un ruscello (o peggio) conseguente alle intense precipitazioni atmosferiche. In altri termini, l’interpretazione data dalla Corte d’appello viola i fondamentali criteri della logica; non è ragionevole, infatti, ritenere che una polizza assicuri contro i danni determinati da eventi atmosferici, fra i quali rientra anche la pioggia, e neghi nel contempo la copertura assicurativa se la stessa pioggia abbia determinato un allagamento conseguente alla formazione di un ruscello >>.
In via subordinata, continua la Consulta, ove si ritenga che permane un dubbio sull’interpretazione migliore da dare a un testo così poco chiaro, è sempre d’obbligo il richiamo alla norma che regola l’interpretazione dei casi dubbi, contro l’autore della clausola – art. 1370 c.c.

È utile sapere che…

Alcune nozioni utili per capire come il perito di parte opera nel tuo interesse.