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Il dolo di Terzi nell’assicurazione danni

Non esiste perfetta corrispondenza tra il concetto di ‘accidentalità’ e quello di ‘non dolosità’ del sinistro in quanto l’accidentalità attiene all’evento di danno mentre il dolo riguarda più in particolare le delimitazioni soggettive della copertura rispetto i soggetti interessati al contratto.
La regola prevede che sia assicurabile l’evento proveniente da:

a) Causa non imputabile all’interessato, ovvero caso fortuito o azione legittima, colposa o dolosa del terzo (comprese le persone del fatto delle quali l’interessato debba rispondere, ovvero incapaci, minori, soggetti a tutela, domestici e commessi, conducenti di veicoli);

b) Causa imputabile all’interessato quando questi abbia agito con colpa lieve.

Tale disciplina si trova confermata nella decisione del caso proposto, il primo, siamo nel lontano 1963, giunto innanzi a un giudice, non risultano precedenti in materia: una società di spedizioni contende con una nota compagnia per vedersi riconosciuti gli indennizzi relativi due danni ricadenti su merci trasportate in due distinte vicende, ovvero trattavasi di macchinari e vasche da bagno che in entrambi i casi subivano deterioramenti durante il trasporto. La compagnia rigettava per il fatto della carenza di imballaggio, quindi per il sussistere della colpa grave dell’assicurato.
La Suprema corte accoglie il ricorso della società di trasporti, in quanto la colpa grave dell’assicurato non era stata provata. La decisione giudiziale interpreta la norma del codice ricorrendo all’argomento logico c.d. ‘a contrario’: << Dal disposto del 1º comma dell’art. 1900 cod. civ., il quale statuisce che l’assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o colpa grave del contraente, dell’assicurato o del beneficiario, discende l’ovvia conseguenza che egli è invece obbligato per i sinistri imputabili a dolo o colpa grave di soggetti diversi da quelli indicati >>.
In un successivo passaggio della decisione la Corte si rifà al c.d. argomento ‘a fortiori’, << … il che spiega come la legge non dia rilevanza al dolo o alla colpa grave di altri soggetti. Se fra questi sono compresi anche coloro del fatto dei quali l’assicurato deve rispondere, a maggior ragione devono ritenervisi compresi i terzi il cui operato non sia a lui ricollegabile >>.

Dal tenore letterale nonché dalla ratio dell’art. 1900 cod. civ. — ispirato al principio che l’assicurazione non può estendersi ai rischi provocati volontariamente o con colpa grave dello steso soggetto che ne trae beneficio — discende l’ovvia conseguenza che l’assicuratore rimane obbligato per i sinistri imputabili a dolo o colpa grave di soggetti diversi da quelli specificati nell’articolo stesso (ossia il contraente, l’assicurato ed il beneficiario).
L’art. 1900. Cod. civ. esclude dall’assicurazione i sinistri cagionati dal dolo o la colpa grave del contraente, dell’assicurato e del beneficiario. Il capoverso aggiunge che l’assicuratore è invece obbligato quando il dolo o la colpa grave sia a carico delle persone del fatto delle quali l’assicurato deve rispondere. A maggior ragione questo è a dirsi quando il dolo o la colpa grave sia semplicemente imputabile ad un terzo.
Tanto sono chiare e inequivoche la lettera e la ratio legis, per quanto assurda sarebbe l’interpretazione secondo cui l’assicuratore, obbligato per la colpa grave o dolo del dipendente, non lo sia più, solo perché la legge non lo prevede, quando il dolo o la colpa grave sia di un terzo.
Non c’è previsione della legge in quanto il fatto di un terzo non ha nulla a che vedere con gli obblighi delle parti.

È utile sapere che…

Alcune nozioni utili per capire come il perito di parte opera nel tuo interesse.